Autore: Mossetto

  • Maria Cristina Odasso: il Venture Capital Liftt

    Maria Cristina Odasso: il Venture Capital Liftt

    Iniziamo il nuovo anno pubblicando l’ottava puntata del podcast “Il salotto dell’imprenditoria innovativa”. Oggi il nostro ospite è Maria Cristina Odasso: dopo la laurea in Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Torino, Maria Cristina ottiene il Dottorato di Ricerca in Economics and Management of Technology presso l’Università degli Studi di Bergamo. Il suo percorso professionale si sviluppa in consulenza direzionale, come Manager e responsabile della divisione di Practice Development e Intelligence in ICM Advisors, con focus sulla valutazione e valorizzazione degli asset immateriali. Successivamente ricopre il ruolo di responsabile Market Intelligence EMEA in Comau, multinazionale di automazione e robotica. Attualmente Maria Cristina è responsabile del dipartimento di Business Analysis e Valuation in LIFTT dove coordina il processo di selezione e valutazione delle opportunità di investimento.

    Con lei esploriamo il mondo LIFTT, il Venture Capital torinese presieduto dall’imprenditore – scienziato Stefano Buono.

    Maria Cristina, ad oggi LIFTT ha già incassato 46,5 milioni di euro e ha investito in 30 startup 28 milioni di euro: come valutate e analizzate le start-up e le idee in cui investite (ad oggi avete investito nel 2% sulle 1800 totali)? 

    Abbiamo la fortuna di vedere ogni giorno nuovi progetti e proposte di investimento. Abbiamo creato modalità che rendessero il nostro processo di selezione il meno discrezionale possibile, cercando di valutare ogni opportunità in modo oggettivo. Il nostro obiettivo è quello di investire in progetti a forte contenuto tecnologico; dall’altro lato il processo di selezione di LIFTT si basa su diversi step, con approfondimenti successivi e sequenziali che analizzano il progetto sempre più in profondità.

    Prendiamo in considerazione aspetti che vadano a qualificare la tecnologia, il salto inventivo rispetto allo stato dell’arte, le caratteristiche del modello di business, l’innovazione portata dal progetto, l’appetibilità del mercato e le sue prospettive di crescita. Naturalmente i risultati economici associati a ciascun progetto sono un fattore molto importante, oltre al commitment del team: sono tutti fattori che durante il processo di analisi vengono considerati. E’ anche importante dire che cerchiamo sempre di costruire. Come sottolineato, abbiamo 31 partecipate: questo portafoglio è molto eterogeneo in termini di settori tecnologici, industriali e ambiti applicativi. Non abbiamo un particolare verticale, ma investiamo in modo trasversale su tutti gli ambiti tecnologici, cerando di costruire il nostro portafoglio attivamente con obiettivi di crescita, in particolare modo verso le tecnologiche. Come lo facciamo? Cercando di monitorare continuamente quelli che sono i trend tecnologici, lo stato dell’arte… studiamo tanto e dall’altro lato guardiamo con grande attenzione anche quelle che sono le dinamiche di investimento: dove questi due fattori trovano un punto di congiunzione, quella è un’area  – se vogliamo tecnologica-applicativa –  che diventa di grande interesse per LIFTT.

    Le smart city e i sistemi di trasporto intelligenti stanno aiutando a creare un futuro più sostenibile che prevede una minor congestione stradale e una migliore gestione della popolazione in crescita: per quanto riguarda appunto il mondo della mobilità, quali sono secondo lei le linee guida e i maggiori driver di riferimento che porteranno gli investimenti nel futuro delle tecnologie per il settore dei trasporti?

    Il settore della mobilità negli ultimi anni è stato dominato dalla convergenza tra mondi diversi: quello dell’automotive, dei trasporti tradizionali, il mondo dell’energia e il mondo del digitale. L’overlapping tra questi tre settori in qualche modo ha plasmato e ha cambiato il perimetro della mobilità – come la intendiamo oggi – generando nuovi prodotti, servizi e soprattutto nuovi modelli di business. L’acronimo AACES (access autonomous connected elecrict share) rappresenta bene quelli che sono i quattro macro pilastri che negli ultimi 10 anni hanno concentrato tutte le attività innovative del settore e il flusso di investimenti che li ha supportati e che continuerà a farlo nei prossimi anni.

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  • La parola a Mauro Ferrari, Business Angel dell’anno

    La parola a Mauro Ferrari, Business Angel dell’anno

    Siamo lieti di pubblicare la settima puntata del podcast “Il salotto dell’imprenditoria innovativa”

    Oggi il nostro ospite è Mauro Ferrari, un manager e imprenditore vincitore del Premio Business Angel dell’anno 2022  – il principale evento in Italia dedicato all’angel investing organizzato ogni anno dal Club degli Investitori con la sponsorship di KPMG e Unicredit (quest’anno si è svolto durante Italian Tech Week, con il patrocinio di Italian Tech Alliance ). Inizia nel gruppo De Benedetti, gestendo diverse aziende del gruppo Gilardini e, successivamente, l’intero gruppo CIR. Nel 1982 avvia la sua carriera imprenditoriale fondando Vallko, produttore di tetti apribili per l’automotive, diventata poi una J.V. con la leader mondiale Webasto Ag. Nel 1997, pur rimanendo AD e Direttore Generale della società, ne cede la quota a Webasto AG, che diventa a quel punto Webasto SpA, nella quale ricopre tutt’ora il ruolo di Vice Presidente. Come impegni Associativi è stato anche Presidente di ANFIA Componenti, l’Associazione Nazionale della Componentistica Automotive, membro di Giunta di Confindustria e del suo Comitato per le Relazioni Industriali. Dal 2008 è poi membro del Direttivo dell’Amma di Torino oltre che di Federmeccanica.

    Con lui oggi esploriamo il mondo dei Business Angel

    Lei ha vinto il titolo di Miglior Business Angel d’Italia del 2022: la sua è una storia ricca di successi, in generale, ma anche nel mondo delle startup, in società innovative come Directa Plus, Genenta Science, D-Orbit, Satispay e Newcleo. La vincita di questo Premio influenza in qualche misura anche la crescita del Venture Capital? Il settore è sempre più in crescita ma non ancora ai livelli di altri Paesi europei. Crede che nel breve termine il nostro Paese riuscirà a portare il VC ad un nuovo livello, e nel caso quali sono secondo lei le sfide da superare e i più importanti driver di riferimento per gli investimenti futuri? 

    Il premio business Angel è sicuramente un riconoscimento. Non credo che possa influenzare molto la crescita del VC, anche se ogni attività di comunicazione può essere interessante per attirare l’attenzione degli investitori sul mercato italiano. Il nostro è un mercato ancora poco sviluppato rispetto agli altri paesi come l’Inghilterra, la Germania e la Francia. C’è una crescita che è esponenziale, però siamo ancora molto lontani dagli altri, anche se vedo – a breve termine – un grosso potenziale per l’Italia in grado di portarci a un livello superiore nel mondo del venture capital. C’è ancora un gap da colmare con gli altri Paesi, e non c’è una ragione fondamentale per cui debba continuare ad esistere. Nel 2022 abbiamo raddoppiato gli investimenti rispetto all’anno precedente – ma lo vedo come un tentativo di recupero -… bisogna vedere quanto corrono gli altri. Dobbiamo fare del nostro meglio per far crescere il nostro mercato che si sta facendo sempre più interessante: in Italia abbiamo circa 200 VC. Sarebbe interessante se riuscissero a collaborare, in modo da garantire non soltanto il capitale di volta in volta (spesso c’è un po’ di concorrenza): invece sarebbe importante che ci fosse una forma di collaborazione. Le startup infatti hanno spesso bisogno di risorse umane che siano cresciute rispetto allo stadio iniziale, con un potenziale di crescita che garantisca la crescita delle stesse aziende.  Per il cosiddetto “scaleup” sarebbe opportuno quindi che ci fosse da parte dei venture capital un’attività di crescita anche sotto l’aspetto delle risorse umane. 

    Nella nota diffusa dal Club degli Investitori per annunciare il “Premio Business Angel dell’Anno 2022” si legge “Dietro una startup di successo c’è sempre un business angel”: lei è sicuramente un Angel di grande successo. Ci può spiegare cosa guida il suo intuito per individuare startup con un buon potenziale di crescita?

    Ci sono alcuni elementi che considero fondamentali per individuare un buon potenziale di crescita. Quello più importante, a parere mio, è l’elemento umano. Non esiste un’idea di prodotto che possa andare avanti da sola. Ho esperienze di startup che sembravano molto interessanti e ben organizzate, però l’imprenditore che mi trovavo di fronte non mi dava la sensazione di essere in grado di svilupparle… e in effetti questa cosa alla fine si è dimostrata vera. Ovviamente ci sono anche altri elementi importanti, come il discorso della ricerca di “risorse umane”.  Principalmente mi baso su questi elementi: innovazione del prodotto e valutazione della persona – deve avere un occhio di tigre, in grado di sviluppare quel tipo di piano che ha presentato e di formare il giusto team. Quindi riassumendo possiamo dire che sono fondamentali il prodotto, l’innovazione e il capitale umano.

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  • WANNABE STARTUPPER: DIYALA D’AVENI E IL VENTURE BUILDING “VENTO”

    WANNABE STARTUPPER: DIYALA D’AVENI E IL VENTURE BUILDING “VENTO”

    Come diventare uno startupper? Che cosa significa creare “disruptive ventures“? Ce lo spiega nella nuova puntata podcast di oggi la nostra ospite Diyala D’Aveni, Head of Investments & Venture Building VENTO. Laurea in Economics, doppia laurea in Public Policy a Berlino, un MBA tra Torino, Parigi, Monaco e Ginevra. Dal 2017, lavora nell’ecosistema startup italiano. Sperimenta un po’ di tutto dalla formazione all’imprenditorialità al lancio di grandi eventi, uno in particolare: l’Italian Tech Week.  Oggi con il suo team si occupa delle due iniziative di Exor Seeds in Italia: un programma di venture building per wannabe startupper e un programma di investimento per founder italiani early stage. Frase più ripetuta: Ce la possiamo fare!

    Con lei esploriamo il mondo LIFTT, il Venture Capital torinese presieduto dall’imprenditore – scienziato Stefano Buono.

    Con lei oggi esploriamo il mondo del Venture Builder

    Diyala, Vento (Venture Originator) è il Venture Builder nato lo scorso febbraio 2022: ci può raccontare cosa fate e qual è la vostra mission?

    La nostra mission è quella di aiutare persone di talento a lanciare imprese in Italia. Selezioniamo persone “pre idea/pre team” che secondo noi hanno un potenziale per diventare imprenditori e le inseriamo in un programma full time di 5 mesi. Durante questo periodo li accompagniamo nel lancio della loro startup attraverso diverse fasi: dall’identificazione del problema, all’ideazione dell’idea, all’implementazione  – quindi allo sviluppo di una prima versione di prodotto/servizio – , alla raccolta di metriche sul mercato fino a un primo round di investimento. 

    Diyala può spiegare meglio che cos’è un “venture builder” e come vi distinguete in quanto venture builder

    Un venture builder è un programma che aiuta l’ecosistema a creare delle nuove startup. Ci sono tanti modelli diversi; il modello a cui ci siamo ispirati è il modello “Entrepreneur First Hunter”, che prevede di partire dalle persone  – quindi dai talenti, da quelli che secondo noi possono essere i futuri founder – e aiutarle nel loro percorso. Ci sono tanti altri modelli che partono da un’idea, dove c’è un team interno al venture builder che identifica prima l’idea da portare sul mercato e poi sulla base della stessa cerca le persone che possono portare avanti quel progetto. Questo è un metodo che ormai esiste da un pò di anni in Italia, in realtà è molto nuovo. I modelli che esistono a livello europeo e internazionale dimostrano che è un sistema molto efficace per ridurre al minimo i rischi legati al lancio di un nuovo business. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di importare questo modello in Italia – un ecosistema che ha un estremo bisogno di avere sempre più di un deal flow e sempre più di deal flow di qualità 

    Perché la scelta di focalizzarsi più sull’imprenditore rispetto all’idea?

    Perché crediamo molto nel fare una scommessa sulle persone e sul team: se tu trovi la persona giusta probabilmente sbaglierà la prima volta – magari anche la seconda – ma alla fine ce la farà e avrà successo. Questo è il primo tema, poi c’è un secondo, relativo al fatto che in Italia ci sono tantissimi talenti che ad oggi non considerano la carriera imprenditoriale. Normalmente quando parli con una persona di talento vuole andare a lavorare nell’investment banking, in consulenza oppure nelle grandi Corporation tech  – ma non pensa di creare la sua impresa. Questo perché non ci sono tante storie di successo e non ci sono modelli da emulare. Quello che vorremmo fare è di creare storie di successo in modo che i talenti di domani possano pensare “ok anch’io voglio fare impresa, anch’io voglio fare quel tipo di percorso”.

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  • ALESSANDRO FARHAD MOHAMMADI E LO STARTUP STUDIO MAMAZEN

    ALESSANDRO FARHAD MOHAMMADI E LO STARTUP STUDIO MAMAZEN

    Nella decima puntata podcast de “Il salotto dell’imprenditoria innovativa” Alexandre Campra dialoga con Alessandro Farhad Mohammadi. Classe 1976, consegue la laurea triennale in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino prima di buttarsi nel digitale. Con 12 anni di esperienza nel settore, ha gestito il team di vendita di Bakeca.it e ha successivamente coordinato quello di Glamoo.com come Direttore Commerciale, seguito da un exit a Pagine Gialle. Co-Founder di Pony Zero, 6 milioni di euro di revenue nel 2017 ed exit nel 2018. Business Angel, membro del Club degli Investitori, Farhad fa parte del board di Studiohub assieme ad Alex Maleki (Idealab) e Elliot Parker (High Alpha), nomi di spicco degli Studio a livello internazionale.

    Farahad, puoi spiegare a chi ci ascolta che cosa si intende per Startup Studio: a che cosa servono, come funzionano e in che cosa si differenziano da incubatori e acceleratori.

    Uno startup studio principalmente è una fabbrica di start up, mentre un incubatore aiuta a far nascere le imprese quando sono ancora allo stato embrionale e le sostiene mentre muovono i primi passi. Ci sono acceleratori “early stage” e “late stage”; quelli più conosciuti sono i primi, che sono imprese che in cambio di equity o di pagamento di servizi aiutano le startup in fase di primo round ad accelerare e andare a un “investor day” per raccogliere investimenti. Invece uno startup studio è proprio un fondatore di startup che crea dei processi interni per aiutarle.

    Qual è il percorso che ti ha portato a fondare lo Startup Studio Mamazen?

    E’ un percorso abbastanza lungo nato nel 2011, iniziato ancora prima di lanciare Pony zero. In quel periodo, dato che scrivevo speech per startup nascenti, avevo iniziato a ragionare sui problemi che potevano avere le stesse; dopo aver già lavorato in Bakeka.it, avevo cominciato ad immaginare un acceleratore un po’ più operativo sia per aiutare gli investitori a investire nelle startup sia per fargli capire meglio quali erano i parametri da guardare, le quote da avere e le differenze che ci sono nell’investire in un’azienda tradizionale. Poi ho pensato a dei servizi invece rivolti alle startup, forniti da professionisti (come gli impatti dell’investimento, tutta la parte “commercialistica” che in una startup è diversa) e a come si potrebbe aiutarle in fase di “go to market”. Questa idea si è evoluta nel tempo mentre cresceva la mia esperienza in start up, oltre a quella con Pony zero e al suo exit, fino ad arrivare a realizzare che avrei voluto confondare ogni startup. Infine ho incontrato un mio amico che tornava da Londra, e mentre gli raccontavo la mia visione mi chiese “adesso dopo l’exit cosa fai?” e io gli spiegai che cosa avevo in testa… e lui mi disse “uno startup studio”. Così ho iniziato a intervistare tutti quelli che avevano scritto di startup studio/venture builder (l’altro sinonimo di startup studio) per capire come funzionavano; ne ho sentiti una settantina – c’erano all’epoca circa 150 persone ad occuparsene – ed ho iniziato così a mettere i pezzi insieme, anche poi con Alessandro Mina, per arrivare a costruire quello che sarebbe stato lo Startup Studio Mamazen.

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  • CHIARA FERRONI E L’ECOSISTEMA DELL’INNOVAZIONE PER IL NORD-OVEST NODES

    CHIARA FERRONI E L’ECOSISTEMA DELL’INNOVAZIONE PER IL NORD-OVEST NODES

    Chiara L. G. Ferroni  è Direttore Generale della Società HUB NODES Scarl, coordinatore e soggetto attuatore dell’Ecosistema NODES (Nord Ovest Digitale E Sostenibile) finanziato su risorse PNRR dal Ministero dell’Università e della Ricerca. L’Ecosistema NODES è formato da una rete di 24 partner pubblici e privati e porterà 112 milioni per il territorio, da Nord a Sud.

    Chiara è stata responsabile del Polo di Innovazione ICT e Senior Business Analyst presso Fondazione Piemonte Innova per più di 10 anni.E’ laureata in Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Torino e ha svolto due corsi master in business administration presso l’UCLA, California (USA).

    Chiara potresti spiegare che cosa è Nodes, l’ecosistema dell’innovazione per il NordOvest  – presieduto dal rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco – uno degli 11 poli voluti dal Pnrr per stimolare in tutta Italia la ricerca applicata in ambito industriale, il trasferimento tecnologico e l’innovazione nel campo imprenditoriale. Qual è l’ambizioso obiettivo del progetto?

    Per rispondere alla domanda faccio un passo indietro per dare qualche elemento in più: gli ecosistemi di normazione sono 11 in Italia, uno di questi è l’ecosistema Nodes, che è stato finanziato su questa misura eccezionale del PNRR missione quattro componente due – quindi per gli addetti ai lavori rientriamo all’interno di quello che è tutto il filone dedicato alla missione della ricerca all’innovazione – dove il Ministero ha identificato diversi strumenti, quindi i centri nazionali, gli ecosistemi, i partenariati estesi, le infrastrutture di ricerca e di innovazione. Tra questi strumenti l’ecosistema ha dedicato un bando ad hoc, volendone finanziare 12 ha aperto questa gara a fine dicembre del 2021. Come detto, abbiamo proposto questo progetto coordinato dagli Atenei del territorio Nord Ovest, quindi Piemonte, Valle d’Aosta e le province più occidentali della Lombardia; gli atenei di riferimento, tutti enti pubblici si sono consorziati identificando un modo nuovo di lavorare insieme, valorizzando già quelle che erano le collaborazioni istituzionali, accettando di rispondere a questo bando che è una vera e propria sfida – visto anche le tematiche del PNRR. Presentando questa proposta, dove il Politecnico di Torino è stato soggetto proponente con Guido Saracco, Presidente in pectore di questa società e di questo ecosistema, si è posto come ambizioso obiettivo quello di occuparsi di ricerca applicata e di innovazione in tre anni. La sfida è quella di fare tutta questa attività di ricerca e innovazione legata al PNRR in questo periodo molto breve, con tanti fondi  – sono 112 milioni di euro – che metteremo sul territorio per stimolare l’attività di ricerca applicata dei partner dell’ecosistema e poi per finanziare le imprese con i bandi a cascata.

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  • MATTEO PESSIONE E L’INNOVATION HUB PIÙ GRANDE DEL PAESE: OGR TECH

    MATTEO PESSIONE E L’INNOVATION HUB PIÙ GRANDE DEL PAESE: OGR TECH

    Matteo Pessione è Coordinatore delle OGR Tech, hub per l’innovazione e l’accelerazione di impresa, delle OGR Torino, Responsabile del Controllo di Gestione delle OGR Torino e Responsabile Progetti Innovativi Fondazione CRT. 

    Dal 2008 è docente presso l’Università degli Studi di Torino nell’ambito del project management e del marketing. Ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Marketing per le strategie di impresa ed è autore di pubblicazioni e articoli su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. 

    Ad oggi le OGR Tech sono è uno degli innovation hub più grandi del Paese, dove sono attivi ben 14 programmi di innovazione e accelerazione a supporto alle imprese, gestiti da partner di rilievo nazionale e internazionale, in settori all’avanguardia quali ad esempio aerospazio e advanced hardwaresmart citiesedutechgaminglife sciencesmetaverso e fintech. Le società incubate all’anno invece sono ben 120: le OGR stanno assumendo un ruolo sempre più importante nel modello di sviluppo della sua città, Torino, ormai punto di riferimento per l’innovazione e l’impatto sociale. Ci può anticipare se ci saranno futuri investimenti da parte della Fondazione CRT per implementare e rendere sempre più attrattiva la nostra città con la sua “officina delle idee”?

    Per rispondere alla domanda farei un passo indietro, guardando a quanto abbiamo fatto lo scorso anno: nel 2022 le OGR hanno affrontato un anno di fortissima crescita, in particolare penso ai 14 programmi citati che sono stati attivati nell’ambito del nostro Hub. Il 2023 per noi sarà fondamentale per andare a consolidare tutta quella che è stata la crescita che abbiamo affrontato. I programmi – aggiungerei complementari tra di loro – non solo sono gli unici in questo momento in Italia a susseguirsi coprendo l’arco temporale di un anno, ma ci permettono anche di sostenere tutte le fasi di sviluppo di una nuova impresa. Penso quindi a programmi che lavorano sulle “business idea” e quindi sulla creazione di nuove startup, penso ovviamente anche a quelli di accelerazione; abbiamo anche attività e progettualità che sostengono startup più mature, quelle che vengono definite “scaleup” e a programmi per le piccole e medie imprese. E’ chiaro quindi che questa eterogeneità di progetti che sicuramente rappresenta “un unicum a livello nazionale” merita di essere ulteriormente rafforzata proprio per riuscire a cogliere quelle opportunità e quei risultati che abbiamo raggiunto dal punto di vista quantitativo lo scorso anno.

    Per quanto riguarda gli investimenti futuri della Fondazione CRT siamo già al lavoro. Nel 2022  abbiamo avviato un ampliamento delle OGR Tech perché (fortunatamente) ci troviamo ad affrontare una problematica: le OGR in questo momento sono al completo. Abbiamo una lunga lista di attesa di imprese potenziali, partner che vorrebbero entrare a far parte del nostro ecosistema. Quindi – come è stato annunciato l’altro anno – abbiamo avviato un programma di ristrutturazione/restauro della palazzina presente all’interno del complesso che ci permetterà di estendere le OGR tech di oltre il 30% . Questo per noi ovviamente è coerente con quello che dicevo prima in ottica di consolidamento: la possibilità di rafforzare con ulteriori partner quei 14 programmi che citavo precedentemente. E’ chiaro anche che questa palazzina ci permetterà di lavorare ulteriormente su quello che poi è uno degli obiettivi a cui puntiamo, cioè far sì che alcune delle migliori realtà (penso a startup e a scaleup) decidano di insediarsi a Torino. Non abbiamo tempo per andare nel dettaglio di singole esperienze, ma quello che posso dire è che già negli anni precedenti abbiamo selezionato delle startup che attualmente sono residenti all’interno delle OGR Tech: non solo hanno partecipato a un programma, ma hanno deciso anche di crescere e svilupparsi nel nostro ecosistema – con tutti quelli che sono gli impatti che questo può avere in ottica di posti di lavoro attivati, aumento delle competenze sul nostro territorio e la possibilità che possano fare da volano e attrarre ulteriori imprese che decidano di avviare e procedere alla loro crescita a Torino.

    Continua ad ascoltare l’abstract dell’intervista  su Spotify .

    A questo link invece trovi l’intervista completa.

  • Andrea Marangione: economia circolare e start-up innovative

    Andrea Marangione: economia circolare e start-up innovative

    Siamo lieti di pubblicare la sesta puntata del podcast “Il salotto dell’imprenditoria innovativa”. L’ospite di oggi che dialoga con Alexandre Campra  è Andrea Marangione: torinese, classe 1986, amministratore delegato di Maider Holding, company di famiglia attiva, per tramite delle varie partecipate, nell’industrial packaging (Maider NCG), nel real estate (RED Group), nel venture capital (Growth Engine). Dal 2017 è socio del Club degli Investitori di Torino, tra i più dinamici network di business angel italiani. Tra le varie cariche è anche vice presidente dei giovani di Confindustria con la delega innovazione e startup.

    Con lui esploriamo il mondo dell’economia circolare e delle start-up innovative.

    Andrea, in base alla tua esperienza manageriale, che cosa è necessario cambiare per favorire la transizione delle aziende italiane verso l’economia circolare?

    “Bisogna riconoscere quelle che sono le società e le aziende che fanno davvero economia circolare e metterle all’interno di un contesto dove possano operare grazie a una serie di normative che favoriscano –  non parlo di incentivi fiscali – una semplificazione che permetta a chi ha un “prodotto utilizzato” (che ha necessità di subire un processo di ricondizionamento per essere rimesso sul mercato) di cederlo a livello burocratico e autorizzativo ad aziende certificate che possano recuperare quello che è un rifiuto (ad esempio nel nostro caso) e trasformarlo in materia prima seconda, andando ad evitare l’utilizzo di materiali vergini come la plastica e il ferro.

    Tra le diverse cariche ricoperte sei anche Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria con delega all’innovazione e alle start up. Andrea, che cosa si intende, secondo te, per startup innovativa?

    La start-up innovativa è una società che va a soddisfare un bisogno che prima non trovava completa soddisfazione, oppure che va a farlo in maniera “disruptive”, quindi andando ad eliminare determinati colli di bottiglia piuttosto che lentezze e impacci. Penso ad esempio alla digitalizzazione e a tutto ciò che ha concesso: dal prenotare un appuntamento ad acquistare un prodotto. Confindustria in questo vuole essere protagonista perché le start-up sono delle aziende che creano posti di lavoro. Vogliamo che queste aziende sentano il processo associativo come la propria casa..

  • Mario Manzo e il futuro digitale del Paese con Piemonte Innova

    Mario Manzo e il futuro digitale del Paese con Piemonte Innova

    Riprendiamo dopo la pausa estiva la nostra serie di interviste con un grande personaggio del mondo dell’innovazione: Mario Manzo, Vicepresidente di Piemonte Innova. Dopo anni di top management in aziende multinazionali, tra cui Olivetti, ha avviato varie attività imprenditoriali. È Vicepresidente di Piemonte Innova, Fondazione specializzata nel supportato alle piccole e medie imprese nei processi di innovazione e trasformazione digitale.  La Fondazione coordina il Polo di Innovazione Digitale della Regione Piemonte; il Cluster Nazionale delle Smart Communities; è ente strumentale, in collaborazione con il Consorzio CSI, per il supporto ai comuni sui bandi del PNRR ed è centro di competenza per la trasformazione digitale delle organizzazioni non-profit.  L’Ing. Manzo è Professore visitante della Università di Piura, Perù. Tra le varie cariche istituzionali, è Consigliere della Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (AIRI), di Federmanager Torino, ed è socio fondatore di uno dei principali gruppi di Business Angels Italiani, il Club degli Investitori.

    In questa puntata, abbiamo avuto il privilegio di approfondire come la Fondazione stia supportando il territorio regionale nella gestione di progetti di ricerca e di innovazione, delle principali azioni messe in campo nel percorso di sviluppo di “Torino Smart City”, oltre a scoprire come vengano offerti aiuti concreti alle realtà periferiche e ai piccoli comuni nell’accedere ai bandi del PNRR. Manzo vede una Torino del futuro come un polo di riferimento nel panorama del futuro digitale del nostro Paese, soprattutto per le giovani generazioni di oggi. Questa visione si unisce al già potente motore Piemonte, alimentato da settori come l’aerospazio, l’innovazione, la sostenibilità (con un occhio alla climate tech) e l’agrifood. Condividiamo con voi questa stimolante conversazione che getta luce su un futuro che siamo tutti entusiasti di esplorare: restate sintonizzati sul podcast del salotto di Alexandre Campra con i suoi ospiti, pronti a essere ispirati dall’incredibile mondo dell’innovazione.

    Mario, dal 2022 “Torino Wireless” è diventata “Piemonte Innova”, di cui sei Vicepresidente: ci puoi raccontare che cos’è la Torino wireless e che cosa è cambiato da un anno?

    Torino Wireless oggi ha una storia di più di vent’anni: nasce per volontà del Ministero della Ricerca e di alcune grandi istituzioni, tra cui l’Unione Industriale (allora rappresentata da Pininfarina e dall’ex rettore del Politecnico Professore Zich).  All’inizio Torino Wireless si è occupato fondamentalmente di due cose: coordinare progetti di ricerca e fare in modo che la ricerca avesse un impatto anche sulle piccole e medie imprese, sugli Atenei e sui centri di ricerca. In quegli anni spese di 100 lire di ricerca 99.9 andavano a tre aziende italiane… non c’era nessuna premialità. Con noi nasce una legge che si chiama 497, la prima legge che prevede una premialità per fare progetti di ricerca in filiera, con coinvolgimento di piccole e medie imprese e di centri di ricerca. 

    La nostra seconda grande missione è stata quella di iniziare il mondo delle startup, perché nei primi anni 2000 non si parlava ancora di startup. La Fondazione è stata una dei fondatori dell’incubatore del Politecnico e ha anche creato due fondi di investimento – uno di venture che si si chiama Innogest e un fondo istituzionale dedicato all’idea che diventava impresa (quindi Sid capital) che si chiamava Piedmont Tech. Attorno a questa realtà di incentivazione o meglio di “inizio del mondo delle startup” è nato uno dei primissimi gruppi di business Angels che oggi è il Club degli Investitori, forse la più grande comunità italiana di business angels. Nel tempo la Fondazione ovviamente in vent’anni è cambiata molto: di fatto oggi siamo un’agenzia di innovazione, un luogo in cui gli imprenditori trovano risposte tecnologiche ma anche la capacità di fare progetti collaborativi. Da sempre mettiamo gli imprenditori insieme per fare ricerca ma anche per fare offerta competitiva. Abbiamo anche sviluppato una serie di verticali che sono risposte a una domanda a cui pochi rispondono: siamo diventati il centro di competenza di riferimento italiano per il social tech. Aiutiamo il mondo del non profit del terzo settore a digitalizzare i processi, oltre a coordinare il cluster nazionale della tecnologia: insieme al Ministero della Ricerca oggi disegniamo gli assi dei temi principali di ricerca sulla tecnologia del nostro Paese.

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  • Tommaso Baldini: pioneering a sustainable future for workplace design

    Tommaso Baldini: pioneering a sustainable future for workplace design

    Today in our new podcast interview, we’re gonna talk with Tommaso Baldini, Sales Director at Buzzi Space. Let’s jump in and look at Tommaso’s career: with nearly two decades of Sales experience, Tommaso started his Sales career at Allianz insurance and afterwards joined the Fashion and Design industry. He earned his Master in International Business, Trade and Tax Law from University of Milan and an MSc in Business Administration and Management from Bradford University School of Management. The primary portion of his management experience results from his role as Export Manager for leading companies in the Fashion industry in charge of US, Northern Europe and Asia. He then joined the furniture and design industry as US & Canada Sales Manager at Pedrali working with contract dealers, architects, interior designers and coordinating a network of agents. Currently as CEO and Managing Directot of BuzziSpace, Tommaso is leading the sales efforts of the brand recognised as leader in the acoustic solutions for the modern office spaces.

    BuzziSpace is a Haworth company, one of the world largest furniture manufacturers headquartered in US with subsidiaries worldwide.

    Join us as we delve into the realm of future workplace design with Tommaso and Alexandre Campra. We’ll be delving into topics such as the upcoming generation’s office spaces, the exciting prospects of crafting joyful and wellness-focused workplaces, the pioneering biophilic office in Milan, and a myriad of other intriguing subjects. Stay tuned for an engaging exploration of what lies ahead in the world of office design!

    Tommaso, fighting noise pollution is one of the great challenges of the 21st century: According to the report Environmental Noise in Europe – 2020 from the European Environmental Agencytwenty percent of the European population is exposed to high levels of noise over long periods of time, which can damaging to our health. Buzzi Space is a Belgian company specialized in the design of acoustic solutions, specifically furnishings and partitions and lighting, especially for the office environment: what kind of products Buzzi Space provides to fights this invisible enemy?

    Well, Alex, Buzzi Space was established in 2007, and since then we’ve been a pioneer for acoustic solution and all kinds of products that could both manage noise level, reduce the reverberation time, that technically is the echo feeling that we all experience when we are in close environments like offices, like theaters, like what is called like third “spaces”, so lobbies of hotels, airports and also in library, for example. So we provide a wide spectrum of products where we can absolutely improve and fight what is called, as a matter of fact, the noise pollution, because we are all very much aware and exposed on a daily basis to different kind of pollution, not only the air pollution, but fighting noise pollution is actually one of those situations where we are all becoming accustomed without even realize. So from the high tones that is specifically, for example, the ring of a cell phone to the low tones, for example, the one that you always experience in office and closed space, such as the air conditioning sound, our brain and our stress level is continuously challenged and continuously bothered by this pollution. We are definitely a multifunctional products, so we, as you said, we cover from lighting to furniture, from in ceiling solution to floor solution in order to create an environment that can create what we like to call the “healthy and happy workspace”. Since I started this journey in the world of acoustic and the world of design, we are expanding our boundaries: as a matter of fact, one of our main tagline, if you look it up on our social media, is no boundaries. We are expanding our range portfolio and we are entering now a since last 4 or 5 years, a lot of hospitality project, a lot of what we call high education, so University, secondary school and also to be able to offer a good level of well-being. We are also proposing with great success our solution in the health care industry. As a matter of fact, our products are perfectly suitable with all the specific certification that we carry for hospital and health care and institution in order to make sure that especially when people are not feeling very well, at least they are in an environment where they can be surrounded in a in a great situation where the noise pollution will not bother them and will not stress them even further.

    Listen the full interview here

  • Alice Ravizza e l’innovazione nel mondo dei dispositivi medici

    Alice Ravizza e l’innovazione nel mondo dei dispositivi medici

    Bentornati nel “Salotto dell’imprenditoria innovativa”, il podcast dove le menti più creative, intraprendenti e illuminanti trovano spazio per condividere le proprie esperienze, sfide e riflessioni.

    L’ospite di oggi è Alice Ravizzaingegnere biomedico che si occupa di co-progettazione, innovazione e certificazione nel mondo dei dispositivi medici dal 2001. Alice è partita dall’esperienza tecnica nell’azienda di famiglia, Haemotronic s.p.a., storica azienda produttrice di plastiche sterili per uso biomedicale soprattutto per emodialisi, sita a Mirandola. Ha poi partecipato alla progettazione di diversi dispositivi medici innovativi lavorando sia con le startup e con i grandi gruppi nazionali ed internazionali. Ha al suo attivo 8 brevetti e due startup innovative, entrambe pre-incubate presso I3P Politecnico di Torino. Use-me-d srl si occupa di prevenzione dell’errore umano in medicina, mentre InsideAI srl si occupa di certificazione di AI per la diagnostica medica. E’ docente per Confindustria Dispositivi Medici e diverse Università e Politecnici Italiani. Expert EU Horizon 2020

    Seguite l’intervista podcast mentre esploriamo il suo percorso e le sue prospettive rivoluzionarie nel mondo dei dispositivi medici e dell’innovazione biomedica:

    1 – Alice, dal 2001 ti occupi di co-progettazione, innovazione e certificazione nel mondo dei dispositivi medici: al tuo attivo hai la fondazione di 3 startup innovative, entrambe pre-incubate presso I3P del Politecnico di Torino. Ci puoi parlare brevemente di che cosa si occupano Use-me-d, Inside AI e Bioniks? Ascolta la prima risposta cliccando “1 Domanda” 

    2 – Da inizio anno sei anche diventata parte del gruppo di investitori della Holding IH1, arricchendo la Holding Mamazen della tua esperienza come imprenditrice nel mondo dell’innovazione in medicina. A questo proposito ci puoi parlare del progetto “Genera”, un vero e proprio contenitore di progetti di investimento? Ascolta la seconda risposta cliccando “2 Domanda

    3 – Alice, tu sei anche Member of the Board di BioPmed Cluster, il Polo di riferimento per la crescita e il successo della filiera salute e scienze della vita piemontese. Ci puoi raccontare meglio di cosa si tratta? Ascolta la seconda risposta cliccando “3 Domanda

    4 – La tua forte expertise in ambito innovazione ti ha resa riconosciuta come Expert EU Horizon 2020: ci puoi spiegare meglio questa tua specializzazione e quali sono gli obiettivi strategici messi in campo dall’UE per il rafforzamento delle basi scientifiche e tecnologiche per affrontare le sfide globali? Ascolta la seconda risposta cliccando “4 Domanda

    5 – Qual è il consiglio che vorresti lasciare alle nuove generazioni, in particolare modo a chi si vorrebbe affacciare agli studi per diventare un futuro ingegnere biomedico? Ascolta la seconda risposta cliccando “5 Domanda

    6 – Sei innovatore perché? Ascolta la seconda risposta cliccando “6 Domanda

    7 – L’innovazione per te in una parola. Ascolta la seconda risposta cliccando “7 Domanda